Fossa
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Santa Maria Ad Cryptas

La chiesa al momento non è visitabile per lavori in corso post sisma 2009.

La facciata a forma di capanna presenta un portale, ad arco acuto con leoni in pietra e pilastri, che, pur conservando le caratteristiche proprie dell'arte abruzzese, è uno dei primi esempi locali ispirato alle forme gotiche.

L'interno segue il modello cistercense con una sola navata divisa in tre campate conclusa da un presbiterio di forma quadrata. Di fronte al presbiterio la scaletta che conduce alla piccola cripta, che secondo gli storici era originariamente un ipogeo dedicato al culto della dea Vesta.  
Il culto alla divinità femminile è stato sovrapposto nel corso dei secoli a quello mariano: di notevole spessore artistico sono due immagini la prima è una pregevolissima Madonna del Latte tempera su legno tra le più antiche d’ Abruzzo, datata e firmata Gentile da Rocca datata 1283, mentre, al centro della parete settentrionale, una raffinata Cappella ospita l’ Annunciazione datata 1486 di Sebastiano di Nicola da Casentino, tra i maggiori rappresentanti del rinascimento abruzzese.

Ma l’assoluta particolarità di Santa Maria ad Cryptas risiede nei due distinti cicli d’affreschi che ne ricoprono interamente l’interno. Il primo ciclo opera di artisti bizantino-cassinesi nell'abside, nella parete meridionale, nell'arco trionfale e nella parete di contro-facciata, il secondo ad opera di pittori di scuola toscana di gusto protogiottesco , che riaffrescarono la parete settentrionale riedificata in seguito al terremoto del 1313.  
Il ciclo bizantino-cassinese inizia dalla parete destra dell'arco trionfale e quindi per proseguire sulla parte meridionale, ove sono presenti splendide scene tratte dalla Genesi.

I primi episodi sono dedicati alla Creazione e iniziano dal quarto giorno, con un giovane Dio senza barba che separa il sole dalla luna; segue poi la creazione degli Angeli, degli animali, degli uccelli. Infine la creazione dell'uomo, della donna e la cacciata dal Paradiso Terrestre. Nella seconda campata l'unico affresco tuttora leggibile raffigura i sei Profeti, intenti a proclamare il messaggio scritto in latino e che portano nella mano destra. Molti dipinti presenti in quest'area sono andati perduti a causa della costruzione dell'altare in pietra, realizzato nel 1597, recante lo stemma di Fossa. Nell'ultima campata troviamo dipinti disposti su tre registri. Tra essi un San Giorgio e un San Martino, i Mesi, gli ultimi sei dell'anno, e, infine, Abramo, Isacco e Giacobbe.

Nell'abside sono le rappresentate, come era usanza presso la cultura bizantina, le scene della Passione del Cristo. Sulla parete di sinistra una magnifica Ultima Cena, sulla parete frontale troviamo invece San Giovanni Battista, San Paolo, Cristo Pantocratore, San Pietro e San Giovanni Evangelista. In basso si procede con la Flagellazione e quindi al centro la Crocifissione con la Madonna e San Giovanni Evangelista, la Deposizione.

Nella parte inferiore della parete infiltrazioni e usura hanno causato la disgregazione di numerosi altri dipinti. Si sono invece conservate alcune iscrizioni riportanti i nomi dei committenti dell'opera: si tratta di Guglielmo Morelli di Sant'Eusanio, ( la cui esistenza è stata accertata in documento del 1259 ) di sua moglie, di un abate Guido e di tre giovani donne. Il ciclo termina sulla parete di contro-facciata con la raffigurazione del Giudizio Universale, uno tra i più antichi d'Abruzzo. La leggenda vuole che Dante Alighieri, in visita a questa chiesa in occasione della nomina di Celestino V, fu talmente colpito dai dipinti del Giudizio da trarne spunto per la sua Commedia.

Il ciclo di scuola toscana, databile alla seconda metà del XIV secolo, occupa la parete settentrionale ed è dedicato alla vita della Madonna. Le scene narrano San Gioacchino tra i pastori, l'Incontro presso la Porta Aurea, l’Annunciazione,  la Natività, la Malattia della Vergine, il Trasporto del corpo di Maria da parte degli Apostoli, la Deposizione della Vergine e l'Assunzione di Maria.  
Pertanto il monumento nel suo complesso rappresenta un vero e proprio caposaldo dell’ arte medievale abruzzese abbracciando ben tre secoli di storia, ed è pertanto un vero e proprio museo d’ immagini figurative.

Articolo da rivista Fenix, gennaio 2015



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